Non era colpa di nessuno


Non era colpa di nessuno

Non era colpa di nessuno.

Era finita e basta; non ci si poteva fare niente.

L’uomo buttò uno sguardo distratto alla stanza, fissò per un momento la donna rannicchiata sul divano che non la smetteva di singhiozzare, prese il cappotto e uscì, tirandosi dietro la porta.

Qualcuno stava usando l’ascensore e così imboccò le scale scendendo lentamente mentre si infilava il cappotto.

La piazza era immersa in una nebbia fitta e indifferente e la statua equestre di Garibaldi sembrava sospesa tra le nuvole, come uno dei quattro cavalieri dell’Apocalisse.

Il silenzio ovattato era rotto solo dal suono di un violino: da qualche parte qualcuno si stava allenando con una vecchia melodia.

Andare a sinistra o a destra era uguale, tanto in quella città non conosceva nessuno.

Si avviò costeggiando il muro, come gli avevano insegnato quelli del posto; la nebbia cancellava pure il rumore dei passi.

Ma possibile che per strada non ci fosse nessuno? Nemmeno una voce! Pure il violino aveva smesso.

A Lisa questo piaceva, la faceva sentire avvolta e leggera. Si sentiva liberata dalla realtà, diceva.

Ma in mezzo a questo niente devi avere chiaro dove stai e dove devi andare, sennò che fai, resti lì ad aspettare fino a quando la nebbia se ne va?

Continui a camminare lungo i muri ma, a un certo punto, devi smettere sennò ritorni al punto di prima; ti devi decidere ad andare dritto, a buttarti nel niente sperando che vada bene.

Se questa era la libertà, beh lui non sapeva che farsene! Lui non aveva un posto dove andare e tanto meno voleva buttarsi nel niente per arrivarci.

Alla fine, si stava meglio in galera; lui lo aveva sempre detto anche se ogni volta gli rispondevano che doveva essere scemo se pensava questo. Vabbè, ma lì non devi andare da nessuna parte, non devi decidere niente: fai quello che ti dicono e nessuno ti rompe le scatole. Te ne stai tranquillo per i fatti tuoi e non devi fare progetti, inventarti degli obbiettivi e tutta quella roba lì.

In fondo, quattro chiacchiere te le fai sempre, negli ultimi tempi gli avevano pure permesso di tenere un televisore. A quel punto, l’unico problema era mettersi d’accordo con Armando per scegliere il programma da vedere, ma quello se ne stava sempre a dormire o a leggere e alla fine gli andava bene tutto.

La fregatura è che, alla fine, neanche essere un tipo tranquillo serve a niente perché poi ti danno la buona condotta e ti buttano fuori.

Bravo, ora sei libero, gli avevano detto, come se lui di questa cosa dovesse essere contento. Vabbè, ma libero di andare dove e a fare che cosa?

 

Aveva cercato di spiegarglielo, a Lisa, che lui non era un affare, che era meglio che lasciasse stare. Ma lei aveva insistito: vedrai che insieme staremo bene, io smetto pure di farmi e così viviamo felici e contenti. Glielo aveva detto che nessuno smette di farsi: ne aveva visti in galera che ci avevano provato ma niente, durava per un po’ e poi alla fine tutto ricominciava come prima.

Ma tu mi aiuterai, aveva insistito e così, dai e dai, alla fine ci aveva creduto pure lui che, forse, questa volta per lei sarebbe stato diverso.
In effetti in quei mesi le cose non erano andate male. Erano riusciti pure a cambiare città! Per finire in quel posto di merda, è vero, ma era comunque un modo per cambiare, diceva lei.

Alla fine, lui qualche soldo lo rimediava facendo i lavoretti, e con quello che guadagnava lei alla discoteca…

Il fatto è che quella vita non era per lui: glielo aveva detto un sacco di volte, doveva aspettarselo che sarebbe finita così.

Certo, lo capiva che da sola probabilmente non avrebbe saputo risolversi, magari finiva pure che ricominciava a farsi e capiva pure che, se ricominciava, questa era la volta buona che ci rimaneva. Magari dopo essersi ridotta peggio di quando lui l’aveva conosciuta.

Adesso, comunque, il problema era trovare un posto dove andare.

Si appoggiò al muro, tirò fuori una sigaretta e dette una bella boccata.

Ecco il mio contributo alla nebbia fece a se stesso, trovandosi molto spiritoso, mentre buttava fuori una nuvola di fumo che si dissolse immediatamente.

Alla fine, gli venne da pensare, come la metti e metti era meglio prima. Già, si confermò, pensoso, dopo una lunga boccata.

Considerò a fondo la situazione e alla fine arrivò alla conclusione che i vantaggi di quello che gli era venuto in mente erano indiscutibili. Con una botta sola lei non sarebbe ridiventata una tossica sfigata e lui se ne tornava in galera, per un bel pezzo almeno.

Non faceva una piega.

Si decise. Buttò via la sigaretta, spense il mozzicone con il piede e si incamminò, seguendo il muro. Verso casa di Lisa.

 

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