L’ultimo istante
Si erano nascosti nella penombra di un portone. Nessuno avrebbe dovuto disturbare anche solo con uno sguardo quel momento inaspettato. Non dovevano incontrarsi mai più. Se lo erano promesso. Il tempo si era diviso a metà: prima di loro e dopo di loro. Ma le circostanze, il rispetto, l’incapacità di far soffrire i loro cari, aveva scelto per loro. I minuti, le ore, le settimane, i mesi, sono cosi strani, quando soffri, non passano mai, mentre quando sei felice volano via veloci. Ma loro avevano sofferto tanto.
Era già passato un anno; un anno avendo cercato di dimenticarsi e provando a rientrare in punta di piedi nella loro vita precedente. Incontrarsi così per caso, in un giorno uggioso, di pioggia sottile e costante da ore. Una pioggia fastidiosa. Passeggiavano assorti ognuno nei propri pensieri; testa bassa per schivare le pozzanghere che si erano create. Un incontro o meglio uno scontro casuale, un tocco di spalle, un’alzata di sguardi per scusarsi e rendersi conto che erano lì di nuovo insieme uno di fronte all’altro.
Non ci fu bisogno di parlarsi, gli occhi si muovevano veloci per cercare un rifugio, un angolo di mondo dove appartarsi, respirarsi, sfiorarsi un’altra volta. Probabilmente l’ultima.
Solo pochi giorni prima, lei aveva deciso: avrebbe cambiato lavoro, città, sarebbe andata via da tutto per poter davvero provare a ricominciare. La loro relazione aveva causato la fine del suo matrimonio ma non quello di lui, che era stato perdonato: gli era stato chiesto di non buttare via tutto l’amore che aveva formato quella famiglia. La passione, e poi l’amore li aveva travolti, resi ciechi e sordi al dolore altrui.
Il fato, Dio, qualcuno oggi aveva deciso che si sarebbero sfiorati un’ultima volta, che avrebbero potuto respirare uno l’odore dell’altro, che i capelli di lei potessero sfiorare delicatamente la fronte di lui, leggeri, bagnati dalla pioggia.
Pochi istanti, che sarebbero rimasti per sempre solo per loro.
