La giraffa che vedeva lontano


La giraffa che vedeva lontano

A scuola il suo nome era scritto sul registro, ma nessuno lo usava. Per tutti era solo Giraffa.

Lo dicevano ridendo, come se fosse un gioco. Ma a lui, ogni volta, sembrava di diventare più piccolo.

Era un po’ più alto degli altri e non sapeva mai dove mettere le braccia. Quando camminava sentiva gli occhi addosso, come puntini sulla schiena. Così aveva imparato a guardare il pavimento. Il pavimento non rideva.

«Ehi, Giraffa!» La voce arrivava sempre da dietro. Le risate dopo.

Lui faceva finta di non sentire. Fingere era l’unico modo per arrivare alla fine della giornata senza rompersi.

Un pomeriggio la professoressa disse: «Scrivete una storia che parli di voi. Ma senza usare il vostro nome».

Lui rimase fermo con la penna in mano. Il foglio bianco faceva più paura delle prese in giro. Poteva essere un’altra occasione che i compagni non avrebbero sprecato per prenderlo in giro. Eppure doveva farsi forza, perché dopotutto in quel foglio avrebbe potuto avere il coraggio di dire quello che la sua bocca, forse, non aveva.

Quando toccò a lui leggere, sentì il cuore battere nelle orecchie. Si ricordò delle parole di sua madre, di qualche giorno prima, quando aveva abbracciato le sue lacrime per l’ennesima presa in giro subita e gli aveva detto che ognuno di noi ha dei limiti e che quei limiti possono diventare un’opportunità.

Alzò gli occhi solo un secondo, poi cominciò.

«C’era una giraffa che viveva in mezzo a tanti animali più bassi di lei. Ridevano del suo collo lungo. Non sapevano che quel collo le faceva vedere cose che gli altri non vedevano. Quando il branco si perse, fu lei a trovare la strada per tornare a casa».

Finì in silenzio. Un silenzio diverso. Pesante, ma non cattivo.

Marco, quello che rideva più forte, disse piano: «Non fa ridere».

Non era una presa in giro. Era la prima volta che non lo era.

Il giorno dopo entrò in classe aspettando la solita voce. Non arrivò.

Si sedette e per la prima volta alzò la testa. Qualcuno lo chiamò per nome.

Non diventò improvvisamente felice. Ma tornò a casa con la sensazione nuova di non essere più invisibile.

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