Il segreto della lampada


Il segreto della lampada

Entrai in un negozio di antiquariato tanto per fare un giro, come fanno le donne
quando osservano i vestiti esposti nelle vetrine dei negozi. Notai un pianoforte d’epoca, in buono stato di conservazione, e pensai a quante persone avesse reso felici con la sua musica. Scorsi anche delle poltrone in stile Luigi XIV, tutte rivestite di velluto verde smeraldo. Emanavano un profumo di antichità e ne rimasi incantato.
Poi il mio sguardo si posò su un oggetto che mi colpì profondamente. Era una lampada da tavolo dei primi del Novecento, ancora perfettamente funzionante, come dimostrava la sua luce soffusa e dorata, capace di creare un’atmosfera d’altri tempi. Era di ceramica, decorata con dipinti blu che richiamavano i colori della primavera.
Era poggiata su un tavolino realizzato con legni provenienti da terre lontane.
La osservai attentamente e, all’improvviso, la mia mente mi riportò indietro nel tempo, a quando mia nonna, alla luce calda di un abat-jour, mi leggeva le favole prima di addormentarmi. Quella luce mi trasmetteva una sensazione di quiete e serenità. Subito dopo riaffiorò anche il ricordo del suo profumo.
Sentii di nuovo il calore dei suoi abbracci. Il suo seno prosperoso era, nel ricordo, un morbido cuscino capace di infondermi lo stesso conforto di una copertadi lana durante le fredde giornate invernali.
Decisi di acquistare la lampada, perché certi ricordi non hanno prezzo.
Sbirciai con discrezione l’etichetta e ne rimasi sorpreso. Il
costo era tutt’altro che eccessivo; anzi, rientrava perfettamente nelle mie possibilità ed era decisamente al di sotto del valore che attribuivo a quell’oggetto.
Dietro il bancone c’era un anziano intento a lucidare dell’argenteria. Mi avvicinai e gli domandai come mai quella lampada avesse un prezzo così basso.
Lui alzò le spalle.
«Il proprietario, evidentemente, non ci teneva poi così tanto!»
«Posso?» gli chiesi prendendola delicatamente tra le mani.
«Certo. Nessuno l’ha prenotata.»
Mi avvicinai al bancone e gli chiesi di imballarmela. L’avrei portata subito via con me.
Quel giorno feci un acquisto dal valore affettivo inestimabile.
Tornai a casa soddisfatto. Osservai il salone e individuai subito il punto ideale in cui collocare la lampada. Sulla scrivania, accanto alla finestra. La accesi e, ancora una volta, ebbi la sensazione che mia nonna fosse lì accanto a me. Ne percepivo il calore, l’affetto, il profumo.
Iniziai quindi a preparare le valigie. Mi piaceva l’idea che, al mio ritorno, avrei ritrovato quella lampada ad aspettarmi.
Dedicai un’intera giornata ai preparativi e, la mattina della partenza, come d’abitudine, controllai accuratamente tutta la casa: spensi le luci, chiusi il gas e l’acqua. Caricai i bagagli in automobile e mi misi in viaggio. Avevo proprio bisogno di un po’ di riposo.
I giorni di vacanza trascorsero in fretta. Mi sentii rigenerato e non avrei mai immaginato ciò che mi avrebbe atteso al mio rientro.
Era notte fonda. Lasciai la mia auto in garage con tutte le valigie nel bagagliaio e salii le scale del palazzo. Giunto davanti alla porta di casa, notai subito qualcosa di strano: era socchiusa e all’interno filtrava una luce.
Rimasi immobile, in ascolto.
Sentii dei rumori. Qualcuno stava rovistando tra le mie cose. Non credo si fosse accorto della mia presenza e così, sebbene fossi in preda a un tremore incontrollabile e sentissi il cuore battermi all’impazzata, arretrai lentamente fino all’ascensore. Senza fare rumore, scesi al piano terra e corsi verso la macchina.
Feci un respiro profondo, chiusi piano lo sportello e rimasi al suo interno. Mi guardai
intorno per accertarmi che non ci fosse nessuno e poi mi abbassai sul sedile nel tentativo di nascondermi.
Provai a convincermi di aver frainteso, che quei rumori potessero provenire dall’appartamento di un vicino. Ma la luce era accesa e io ero certo di averla spenta prima di partire.
Chiamai la polizia. Chiesi di parlare con il commissario: nel quartiere avevo
sentito parlare bene di lui.
Dopo aver ascoltato il mio racconto e le mie dichiarazioni e avermi rivolto alcune domande, piuttosto insolite, su ciò che avevo visto e sentito al mio rientro, mi ordinò di rimanere dov’ero. Sarebbe arrivato nel giro di pochi minuti con le volanti. Arrivò davvero poco dopo. A me, però, quei minuti erano sembrati interminabili.
Giunsero due volanti. Il commissario e i due agenti che erano con lui salirono subito nel mio appartamento, mentre Io rimasi nel cortile con un poliziotto dell’altra pattuglia.
Dopo qualche minuto la ricetrasmittente gracchio.
«Non c’è nessuno.»
Il commissario iniziò a impartire ordini ai suoi uomini.
«Commissario, quali sono le disposizioni?» chiese un agente.
«Controllate tutta l’area circostante. Sembra che il soggetto sia fuggito dalla finestra. Abbiamo rinvenuto una fune. Fate salire il proprietario dell’appartamento.
«Ricevuto, commissario. Avviamo subito le ricerche.»
L’agente mi fece cenno di seguirlo.
Quando entrai in casa riconobbi subito il commissario. Se ne stava in piedi al centro del
salone, perfettamente dritto. Muoveva appena la testa per impartire ordini agli agenti.
Tra le labbra aveva una sigaretta spenta.
«Vuole accenderla?» gli chiesi timidamente, quasi per rompere il ghiaccio. Lui mi guardò appena.
«In servizio non fumo.»
Era un uomo singolare, questo era evidente, ma in quel momento non avevo altra scelta che fidarmi di lui.
«Commissario, un SUV nero è appena uscito dal retro. Sta procedendo a forte velocità!»
Gridò un agente affacciato alla finestra della cucina.
«Bene. Segnalatelo subito a tutte le pattuglie!»
Nel frattempo gli agenti, dopo aver allontanato i vicini, ormai radunatosi sul pianerottolo, iniziarono a fotografare ogni stanza, ogni mobile e ogni oggetto della casa.
A un primo sguardo non sembrava mancasse nulla. C’era soltanto un gran disordine. Mi sembrava
Assurdo che, per quello che appariva un semplice furto mal riuscito, si fossero mobilitate tante forze dell’ordine. Non ero una persona importante né tantomeno ricca. Ero soltanto un postino.
Il commissario continuava a impartire ordini e a tempestarmi di domande. Insisteva sul fatto che, nei giorni precedenti alla partenza, avrei dovuto notare qualcuno o qualcosa di insolito. Ma non mi veniva in mente niente. Le mie giornate erano trascorse come sempre, tutte uguali.
«Controlli con attenzione se manca qualcosa» mi disse con tono deciso.
Non possedevo molto. Aprii il cassetto del comodino: era tutto al suo posto. Non avevo altro da verificare, ma continuai a guardarmi intorno, quasi per non sentirmi inutile.
Intorno a me gli agenti catalogavano ogni cosa come se si trovassero sulla scena di un delitto.
Quella giornata sembrò non finire mai.
La notte stava ormai cedendo il passo all’alba e sentivo soltanto il bisogno di trovare un posto dove dormire. A quell’ora l’unica soluzione era cercare un albergo.
Prima che me ne andassi un poliziotto mi chiese di consegnargli le chiavi. L’appartamento venne posto sotto sequestro.
Trovai una stanza libera a pochi chilometri da casa e vi trascorsi il resto della notte.
Mi svegliai piuttosto presto, nonostante avessi trascorso una notte quasi insonne. Ero ancora stordito, ma trovai la forza di andare in commissariato per avere gli ultimi aggiornamenti e formalizzare la mia denuncia.
Mi accompagnarono nell’ufficio del brigadiere. Dopo avermi chiesto di confermare la mia estraneità ai fatti, iniziò l’interrogatorio.

«Almeno mi aiuti a capire che cosa ha fatto prima della partenza»
Avrei voluto raccontargli una mattinata movimentata, ricca di avvenimenti. Invece ero soltanto andato a comprare una lampada.
«Ho acquistato una lampada. Nient’altro.» risposi con un certo imbarazzo.
«Che lampada?» Il tono con cui pronunciò quelle parole mi sorprese, come se avessi nominato un oggetto di estrema importanza. «Una lampada antica, in un negozio di antiquaria…».
Non mi lasciò terminare la frase. Si alzò di scatto dalla sedia e uscì in fretta dall’ufficio. Rimasi solo. Capii che mi avevano sottratto la lampada, quando ero entrato in casa neanche avevo controllato!
Mi sentii smarrito, quasi vuoto quanto quella stanza. Non riuscivo a capire che cosa stesse succedendo. Avevo la sensazione che tutta quella vicenda fosse molto più grande di me. Mi affacciai alla porta. Il brigadiere non c’era. Dalla stanza di fronte proveniva un concitato vociare, ma non riuscivo a distinguere una sola parola. I telefoni squillavano in continuazione e, in lontananza, si sentivano le sirene di altre volanti in arrivo. Per un istante pensai che forse sarebbe stato meglio non denunciare nulla. Richiusi la porta e tornai a sedermi. Appoggiai i gomiti sulla scrivania e, quasi senza rendermene conto, iniziai a sbirciare i fogli che il brigadiere aveva lasciato sparsi davanti a me. La porta si spalancò all’improvviso. Era tornato!
«Abbiamo trovato quello che ci serviva!» disse con evidente soddisfazione, come se tutto ciò che era accaduto fino a quel momento non mi riguardasse affatto.
«Avete ritrovato la mia lampada?» domandai.
«La lampada è andata distrutta».
Mi portai una mano alla fronte. Era come se il peso di quella notizia fosse diventato improvvisamente troppo grande da sopportare. Lui, però, sembrava non comprendere il motivo del mio sconforto.
«Perché le importa tanto di quella lampada? Siamo riusciti a sottrarla ad un criminale.»
«Ma lampada era mia, non sua!» Il brigadiere sospirò. Non poteva sapere che cosa rappresentasse per me quell’oggetto.
«All’interno della lampada abbiamo trovato una chiave USB contenente dati estremamente sensibili. Quelle informazioni ci permetteranno di dimostrare attività criminali riconducibili a persone molto potenti.»
Non c’era altro da aggiungere. Chiesi di poter tornare a casa.
Il brigadiere mi riconsegnò le chiavi dell’appartamento e lasciai il commissariato.
Quando aprii la porta di casa, il mio sguardò andò istintivamente verso la scrivania. Il posto della lampada era ormai vuoto.
Poi notai alcuni libri caduti sotto il tavolo. Mi chinai per raccoglierli e rimetterli nella libreria. Fu allora che sentii di nuovo la presenza di mia nonna. Tra quei volumi c’era la raccolta di favole che mi leggeva quando ero bambino.
La posai sulla scrivania, proprio nel punto in cui un tempo c’era la lampada.

4 Comments

  1. Questo testo mantiene una forte tensione narrativa fino alla conclusione, snodandosi tra suggestivi ricordi affettivi ed il forte ed inatteso impatto del finale

  2. Questo testo mantiene una forte tensione narrativa fino alla conclusione, snodandosi tra suggestivi ricordi affettivi ed il forte ed inatteso impatto del finale

  3. Bellissimo racconto, sono rimasta incantata e colpita soprattutto nel leggere le descrizioni dei colori che ti fanno calare davvero nel racconto, bellissime anche le similitudini e meraviglioso il fluire del testo.

  4. Complimenti racconto suggestivo! Mentre leggevo venivo trasportata dentro la storia… Mi sembrava di viverla in prima persona per la ricchezza dei vocaboli, termini usati e sentimenti narrati.

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