Il pizzo sul ramo
Solita gente, solite chiacchiere.
Anche quella sera il paese sembrava fermo nello stesso identico punto di sempre, tra il rumore delle televisioni accese e il canto insistente delle cicale e lui camminava
lungo il fiume senza fretta, con le mani nelle tasche e la testa altrove. L’acqua scorreva placida e indifferente, portandosi via foglie e piccoli rami caduti.
“In fondo la vita va allo stesso modo”, si disse mentre ascoltava il respiro del fiume che avanzava sicuro e morbido, come il suo.
Fu allora che lo vide: un lembo di tessuto chiaro era rimasto impigliato a un ramo incastrato tra i sassi vicino alla riva.
Si chinò e lo raccolse delicatamente: era un brandello di pizzo bianco, finito lì chissà come. Era sottile, leggero e il fatto che fosse bagnato lo rendeva morbido, quasi carnoso.
Sorrise senza volerlo. Gli tornò subito in mente Elena.
Tre estati prima si erano seduti spesso lì vicino, lontani dal rumore del paese. Lei arrivava sempre in bicicletta, con un libro sotto braccio, i capelli mossi dal vento e quel modo di parlare che faceva sembrare tutto più semplice.
Non era come le altre ragazze che conosceva. Non cercava di impressionare nessuno. Aveva quella bellezza che non intimidiva, piuttosto accoglieva. Diceva quello che pensava e rideva forte senza preoccuparsi degli sguardi della gente.
La prima volta che si erano baciati era stato proprio lì, lungo quel fiume, in una sera caldissima di agosto.
Il cielo era ancora chiaro e si sentiva nell’aria l’odore, forte e deciso, dell’acqua e dell’erba secca.
Seduti sugli scogli, con le spalle vicine, se ne stavano senza parlare e godevano del silenzio tranquillo di quel momento.
Una di quelle sere, a un certo punto lei si era girata verso di lui.
“Perché sembri sempre sul punto di andartene?”, gli aveva chiesto sorridendo.
“Perché forse è quello che voglio fare.”
Lei lo aveva osservato per qualche secondo, poi si era avvicinata appena.
Il bacio era arrivato così, senza pensarci troppo.
Lento. Timido, all’inizio.
Ricordava ancora le dita di Elena intrecciate alle sue e il rumore costante del fiume accanto a loro.
Più tardi lei si era alzata per sistemarsi il vestito, ridendo perché era tutta sporca di terra e un piccolo pezzo di pizzo si era impigliato tra i rami vicino alla riva.
Per liberarlo aveva dovuto tirar su la gonna e lui era riuscito a intravedere il pizzo delle sue mutandine.
A settembre, finite le sue vacanze, Elena era tornata in città.
All’inizio si erano scritti spesso, poi sempre meno.
La vita, come il fiume, si era portata via quasi tutto.
Guardò ancora il piccolo pezzo di tessuto tra le dita. Più avanti il ramo restava fermo tra i sassi mentre la corrente continuava a spingerglisi contro.
“Forse però le cose potevano andare differentemente”, pensò.
Non sapeva se parlasse di Elena, di sé stesso o di tutti gli anni lasciati scorrere senza decidere davvero nulla.
Rimise delicatamente il pizzo sul ramo.
L’acqua continuava a scorrere lenta nel buio della sera.
