Placida


Placida

Placida come l’acqua del lago che stava osservando dalla sua finestra. Così si sentiva quel giorno di fine estate.
Amava l’acqua senza increspature o sorprese ed era per questo che non passava mai le vacanze al mare.
Affittava da anni la stessa casetta con giardino, portando con sé il cane Leo e il gatto Zeno: due animaletti che non si facevano la guerra e che, per la maggior parte del tempo, sembravano addirittura ignorarsi.
Amava la loro compagnia, anche perché suo figlio Andrea era sempre in giro per i fatti suoi, come tutti i ragazzi della sua età.
C’era una ragazzina che gli girava intorno, una scugnizza esile con la coda di cavallo. Quel giorno forse era uscito con lei, chissà.
Il ragazzo stava passando la fase di rottura, quella nella quale pur di affermare la propria identità si diventa urticanti come la pianta dell’ortica.
Era placida come l’acqua che stava osservando, dicevamo.
Leo correva su e giù per il giardino come se si stesse esercitando per una gara, mentre Zeno sonnecchiava sotto il fico incurante di tutto.
Aveva lasciato il cellulare in cucina, tanto chi l’avrebbe chiamata? Andrea, non se la sarebbe proprio filata, sarebbe tornato all’ora di cena pronto per mettere le gambe sotto il tavolo.
Aveva sentito in distanza il trillo del telefono, forse più volte. Ma si sa, gli scocciatori che vogliono proporre luce o gas con offerte, a loro dire eccezionali, non vanno mai in vacanza.
Forse era arrivato il momento di fare la solita passeggiata pomeridiana lungolago. Erano già passate le cinque; come passa in fretta il tempo quando non ci si attanaglia l’animo!.
Era andata a recuperare la borsa e la giacchetta in camera da letto e il cellulare in cucina.
“Vediamo chi è lo scocciatore”, si era detta prendendo lo smartphone in mano. Era un numero sconosciuto con il prefisso, dunque corrispondeva ad un telefono fisso. Forse valeva la pena richiamare, avrebbe fatto sempre in tempo a mandare al diavolo l’eventuale tizio del call center.
“Ospedale San Michele”, rispondeva la voce. “E’ lei la signora tal dei tali?”
Era un suono senza vibrazioni, somigliava vagamente alla voce di un cronista che racconta, come se nulla fosse, una strage di innocenti.
Un tonfo al cuore potente come uno sparo: Andreaaa!…

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