Si può fare a qualsiasi età


Si può fare a qualsiasi età

Si può fare a qualsiasi età.

Sono arrivati con le facce dei bambini invitati ad una festa di compleanno. Stessa curiosità, stessa timidezza, stessa voglia di stupore.
Arrivati in sala, un’ area spoglia con dei riflettori sul soffitto, sono state loro illustrate alcune cose basilari di quell’ antica arte chiamata “Teatro”.
Ad intervalli regolari l’insegnante, di una quarantina d’ anni più giovane di loro, continuava a ripetere: “ Si può fare a qualsiasi età”.
Peccato che quella frase, che il tizio declamava come un assioma, sarebbe stata ben presto smentita.
La prima esercitazione proposta da Alessandro, così si chiamava il poveretto, consisteva nel pronunciare il proprio nome per poi indicare, battendo i palmi delle mani sulle braccia allungate, un’ altra persona che a sua volta avrebbe pronunciato il proprio nome, e così via.
Dire il proprio nome di battesimo non dovrebbe risultare difficile neppure a chi è in punto di morte, eppure più di una persona si sbagliava e diceva il nome del vicino a cui passava la parola.
Alessandro ha pensato in quel momento di aver fatto un casino a volere aprire il corso agli over ’70, ma non ha battuto ciglio ed è andato oltre.
“Invece di dire il proprio nome, ora ciascuno dica il piatto che più amava da bambino. Il mio, per esempio, erano le polpette al sugo. L’esercizio e’ analogo a quello di prima”.
Il primo andava liscio, il secondo pure, la terza persona si perdeva e, invece di dire il piatto, ripeteva il suo nome, il quarto si confondeva e pronunciava il nome di quello a cui passava la parola”.
“Non ce la posso fare” , ha pensato a questo punto il giovane insegnante.
Riprese le forze, ha però proposto un terzo esercizio: “Una persona si mette al centro della sala, che poi rappresenta il palcoscenico, e si muove liberamente. Al mio stop si ferma nell’ultima posizione assunta. A quel punto entra in scena un’ altra persona che, sulla base di quello che ha visto, dice una battuta improvvisata”.
Un tizia, dall’ aria di una che e’ sicura di sé, è entrata in scena e ha detto una battuta a cavolo.
“ Ferma!” , ha gridato Alessandro “La prima persona che entra in scena deve solo muoversi, non parlare”.
Un vecchietto arzillo a quel punto si è proposto lui, dicendo che voleva ripetere la scena della volta precedente. Ha assunto la posa di un albero e ha detto che, come la volta precedente, qualcuno doveva avvicinarsi fingendo di tenere al guinzaglio un cagnolino che gli avrebbe fatto la pipì addosso.
La cosa lo faceva tanto ridere, faceva meno ridere l’insegnante che intendeva fosse rappresentata tutt’altra scena.
Avrebbe voluto piangere e mandare tutti a cagare, ma era attore e sapeva contenersi.
Ha accettato suo malgrado e ha chiuso la lezione con l’ albero e la pipì.
“Al prossimo lunedì” ha poi detto nel salutare gli aspiranti attori, con fare fintamente gaio. E il vegliardo, nel momento del commiato, ha osato affermare” Vero, si può fare a qualsiasi età”.

 

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