Passeggiata in riva al mare
Quando la vidi il vento soffiava sul suo viso come se volesse spegnere i piccoli
fuochi che puntellavano il volto. Teneva una mano sulla testa per tenere fermo il
cappello che nascondeva i suoi capelli ramati e tratteneva piccoli ricci che la brezza
si divertiva a sollevare per poi farli ricadere in ogni direzione.
Era vestita di bianco, leggero, trasparente abbastanza da far vedere il costume
e, ad ogni soffio, vedevo il suo corpo aderire per un istante, per poi sciogliersi subito
dopo in una danza di stoffa leggera, come se il vento stesse provando a raccontarla e
lei si lasciasse dire solo a metà.
Ho guardato il libro che avevo lasciato sulla barca per poterla osservate poi ho
spostato il cappello per nascondere i raggi del sole.
Fu allora che mi vide, uno sguardo veloce, un sorriso chissà, poi soltanto un
passo leggero e gli spruzzi dell’acqua sulle sue caviglie bianche che rifuggono il
sole.
Mi sentii come da bambino sull’altalena, a rincorrere il vuoto e il piacere che
sale in un colpo al centro dello stomaco, non mi sono pentito di averla lasciata
passare. Ho chiuso gli occhi e ho accarezzato il ricordo con il desiderio di non
lasciarlo fuggire.
È come un’onda che vedi arrivare dal mare, ingrossare e colpire forte lo
scoglio per poi svanire in mille spruzzi e confondere le tracce a te rimane solo il
piacere di averla vista passare.
