Un natale di Bob


Un natale di Bob

C’è un piccolo giardino che circonda la casa di Emma e Arianna.

Il piccolo giardino è coperto da un velo di neve fresca.

Il bianco della neve è macchiato qua e là dal rosso dei ciclamini.

È appena sorta la luna d’argento; vergognosa, cerca di nascondersi dietro batuffoli di nuvole screziate di zucchero filato.

L’aria è tersa, fredda, trasparente, immobile.

Il mandorlo, tra il deserto dei suoi rami, s’è dovuto all’improvviso svegliare per rimproverare una gemmula rosa che, un pò sfacciata, ha disobbedito al tempo e s’è appena dischiusa.

“Stavo sognando”, si scusa accorata la gemmula.

“Torna a dormire”, ordina il mandorlo, ma in fondo approva il suo coraggio. Quando verrà il suo tempo, riflette, sarà la prima a essere solleticata dalle zampette di un’ape. E segna questo pensiero tra i nodi dei suoi rami.

La gemmula rosa torna a sognare nel tepore accogliente del suo guscio di petali.

Bob il cane, da dietro la finestra della stanza di Emma e Arianna, guarda curioso il mandorlo, ha cercato di capire ma viene rapito dalla luna d’argento che, spudorata, s’è un pò scoperta ma subito ricomposta.

Woff, dice Bob il cane alla luna d’argento, ma il suono è così flebile da sembrare il passo di una formica su un candido fiocco di neve.

Ma tu guarda che luna, pensa pensoso Bob il cane, io le parlo e lei se ne sta lì indifferente.

“Ma che fa Bob?”, chiede Emma da sotto le coperte.

“Parla alla luna”, risponde Arianna da sotto le coperte.

Magari, pensa Bob il cane.

Carezze, carezze, ecco quello che ci vuole con questo freddo, così si avvicina alle loro manine per farsi coccolare.

Bob il cane ha come l’impressione che qualcuno gli stia passando un’illusione tra i capelli, dolce e triste allo stesso tempo.

“Dov’è il mio libro?”, chiede Arianna.

“Non trovo neanche il mio”, dice Emma.

Bob il cane ci sta accucciato sopra.

La luce si spegne, ma gli occhi delle bimbe stentano a chiudersi.

“Tu dici che Bob ci guarda?”, chiede Arianna.

“Io vedo solo i suoi occhi”, dice Emma.

“Le ciglia sono bianche”, dice Arianna.

“È perché è vecchio”, dice Emma.

“Oppure perché ha paura”, dice Arianna.

“Vuoi dire che essere vecchi e aver paura è la stessa cosa?”, chiede Emma.

Non c’è risposta perché gli occhi delle bimbe si arrendono al sonno.

Bob il cane se n’è stato a sentire il dialogo tra Emma e Arianna rannicchiato nella sua coperta, sopra le pagine aperte dei loro libri. E vorrebbe dir loro, se solo sapesse parlare, che anche se è un cane vecchio, non ha paura da quando Emma e Arianna hanno convinto il papà e la mamma a tenerlo con loro.

Che bello sarebbe parlare, pensa Bob il cane, parlare col suono dolce che hanno le parole quando sono pronunciate da chi ti vuole bene.

A sentire quelle delle bimbe le sue orecchie si alzano sempre attente. Ma forse per parlare bisogna leggere, come ha visto fare alle bimbe.

Ma io non so leggere, si rattrista Bob il cane.

E d’un tratto gli viene come un’idea: posso provare a leccare le pagine dei libri.

E così fa.

Le parole, per quanto ne capisca Bob il cane, sanno di qualcosa, un buon sapore gli sembra quando l’inchiostro si scioglie per entrare nella sua testa. A furia di leccare quelle pagine, qualche parola la sta anche imparando. Parole che sembrano addolcirgli l’anima con facilità.

O felicità? si chiede Bob il cane.

Dato che tutt’e due le parole le ha da poco leccate, gli sorge un dubbio, e prima di addormentarsi si chiede se facilità e felicità non siano la stessa cosa.

Gli occhi di Bob il cane si arrendono al sonno.

Fuori nevica, fiocca la neve che s’adagia silenziosa a coprire il rosso dei ciclamini, copre i sogni della gemmula rosa, copre di bianco i desideri di Bob il cane.

Bob il cane ha aperto gli occhi, si è svegliato presto, si è svegliato prima che la luce del giorno illumini la notte.

Fa fatica Bob il cane quando sgattaiola – si può dire di un cane che sgattaiola? – fino alle dita delle bimbe che sanno di miele, le lecca.

Sveglia, woff, vorrebbe dire Bob il cane, ma il fiato gli muore in gola e le zampette gli vengono a mancare.

“Forse Bob è solo stanco”, dice Emma appena apre gli occhi di sonno.

“Forse aver paura e essere vecchi non è la stessa cosa”, dice Arianna appena apre gli occhi di sonno.

È un discorso che Bob il cane ha già sentito.

Ve l’ho già detto, sono vecchio, sono stanco ma non ho paura, pensa pensoso Bob il cane, e crede anche che le cose vadano come dicono le bimbe, e le bimbe dicono sempre le cose come devono andare.

“Dobbiamo pensare ai regali di Natale per mamma e papà”, dice Emma sbadigliando.

“Dobbiamo anche pensare a un regalo per Bob”, dice Arianna sbadigliando.

Bob il cane scodinzola la sua contentezza.

Io so già che regalo fare alle bimbe, pensa pensoso Bob il cane: se almeno potessi parlare, se solo sapessi parlare sarebbe davvero una sorpresa sorprendente.

Tuttavia Bob il cane ha anche capito, leccando quelle pagine, che le parole si sa quando partono ma non sai mai se arrivano e come arrivano, per questo ci vuole provare lui.

Magari riuscissi a parlare, si rammarica Bob il cane.

“Secondo te che regalo facciamo a Bob?”, chiede Arianna.

“Un libro”, dice Emma di getto.

“Ma Bob non sa leggere”, dice Arianna di getto.

Bob il cane si concentra, woff, si concentra, woff, si concentra e d’un tratto…

“…io …so …leggere …”, quasi grida il cane Bob, e lo sforzo di parlare la lingua di Emma e Arianna gli fa lacrimare gli occhi.

Bob ansima dalla fatica e lingueggia dentro e fuori dal muso sorprendendosi sorpreso lui stesso, e le bimbe più di lui, delle parole che ha appena pronunciato con la sua voce woffosa.

Il cielo non è ancora chiaro e tra le nuvole spuntano le stelle che come calde lacrime cadono sulla terra gocciolando la felicità di Bob.

Emma e Arianna non hanno mai visto così tanto cielo negli occhi di Bob.

Così tanto cielo, pensa Bob, non l’ho mai visto neanche io. Ed è l’ultimo pensiero che ha prima di chiudere gli occhi.

Il tempo si ferma, si ferma il respiro, la luna si arrende al giorno e scompare, la neve scende silenziosa per vestire di bianco il Natale di Bob.

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