Il capotreno è fuito


Il capotreno è fuito

“Caspita che puntualità!, e poi dicono che al Sud i treni non funzionano”. Mi ero appena detta, osservando l’orologio, nel momento in cui ero arrivata ad un centinaio di chilometri dalla mia destinazione.

Ma le certezze si sa, non sono di questa vita. Tant’è che manco avevo finito di formulare il pensiero che il treno si era arrestato sui binari.

Ho sempre saputo che festeggiare il proprio compleanno prima della data consona, così come dare per attuato un qualsiasi piano ancora in corso, porta sfiga.

E la sfiga volle che quel treno così sicuro di sé si arenasse improvvisamente senza un perché, tra lo smarrimento generale.

“Causa imprevisto tecnico il treno subirá un rallentamento” era risuonato dall’ altoparlante e dopo circa mezz’ora si era sentito il rumore delle ruote scorrere nuovamente sui binari.

I passeggeri avevano placato loro ansia, pensando che un rallentamento ci può stare e che presto sarebbero tornati alle loro case.

Purtroppo però dopo una decina di chilometri appena, arrivato alla stazione di Vattelappesca il treno si era fermato nuovamente e questa volta nessuno si era azzardato a dare spiegazioni.

Il tempo passava e l’ inquietudine cresceva.

“Paese demmerda” ululava un giovanotto robusto, mentre faceva calare i bagagli suoi e della sua ragazza per poi scendere entrambi dal treno.

Via via altra gente decideva di seguire l’ esempio e, nel giro di un’oretta, si era formato sul marciapiede antistante un capannello di gente con borse, sacche e valigie.

Scrutavo dal finestrino e ascoltavo il loro brusio: parlavano di farsi venire a prendere da amici o parenti, di noleggiare un’auto o un Uber, di fermarsi da qualche parte per una notte.

Erano disposti a tutto, tranne che a risalire a bordo.

Erano già passate quasi due ore dall’ arresto, quando l’ altoparlante si metteva di nuovo a dare informazioni, ma incomprensibili e persino contraddittorie con il messaggio che poco prima i passeggeri avevano ricevuto sul cellulare.

Nessuno ci aveva pertanto capito un cazzo: il treno sarebbe ripartito da quello stesso binario, ovvero avrebbe cambiato binario, ovvero tutti sarebbero dovuti scendere per cambiare vettura?

Una ragazza sveglia, di quelle che non si fanno passare la mosca sotto il naso, si era attaccata al cellulare e aveva chiamato nell’ ordine: polizia, carabinieri, protezione civile, vigili del fuoco, caritas, croce rossa, e chi più ne ha più ne metta.

Pertanto poco dopo erano arrivati poliziotti, carabinieri, protezione civile e volontari a vario titolo.

E il capotreno? Nessuno lo aveva visto.

“Il capotreno è fuito” aveva urlato il signore grassoccio di origine partenopea.

E i controllori e gli altri addetti di Trenitalia fuiti anche loro?

No, loro avevano fatto una fugace apparizione per poi correre via davanti alla gente che li inseguiva.

Sembravano aver incamerato il motto giapponese delle tre scimmiette (‘non vedo, non sento non parlò).

Alle persone sotto il treno non rimaneva che attendere che qualcuno li venisse a prendere, a quelle sopra il treno non restava che camminare nervosamente avanti e indietro anche per non anchilosare la schiena sulla seduta.

Pareva che tutti stessero eseguendo il famigerato comando “Facite ammuina” che il capitano delle navi dava alla ciurma nel periodo borbonico per dare a vedere che tutti erano affaccendati (“chilli che stanno a prua vanno a poppa, chilli che stanno a poppa vanno a prua, chilli che stanno a dritta vanno a sinistra, chilli che stanno a sinistra vanno a dritta…”).

Un caos, per l’ appunto.

Erano ormai passate quasi tre ore e la gente era esausta per la stanchezza, la rabbia, la confusione e pure la fame visto che era abbondantemente passata l’ ora di cena.

Ma poiché, come sanno bene gli attori di teatro, il confine tra dramma e comico è labile, a bordo il chiacchiericcio e la lamentela erano a un certo punto sfociati nel cazzeggio.

C’era chi raccontava aneddoti spiritosi, chi barzellette, chi storie inverosimili, chi cercava di far ridere la tipa carina che era vicino….un’allegra brigata in gita.

Finché i passeggeri rimasti, rassicurati dalla definitiva ripresa della corsa del convoglio, erano stati sopraffatti dalla stanchezza e si erano acquietati sui sedili.

Il treno sarebbe arrivato a destinazione a notte fonda.

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