La voce sottoterra
A trentacinque anni lei vive per la musica, e non è una frase detta così per dire.
La musica è stata il suo rifugio quando la casa era troppo silenziosa, o troppo piena di parole che non la riguardavano, è cresciuta tra due genitori convinti che la vita fosse una linea retta da percorrere senza deviazioni.
Il padre immaginava, per lei, un futuro ordinato, elegante, rassicurante. La madre, pragmatica e attenta, parlava di sicurezza come fosse una virtù morale.
Lei invece ascoltava.
Ascoltava la radio di notte, il suono dei passi sul pianerottolo, le voci lontane, e soprattutto, quella vibrazione interna che non riusciva a spiegare ma che sentiva vera.
A diciannove anni lo disse a voce alta, con calma e tremore insieme: non sarebbe diventata avvocato, come suo padre avrebbe voluto.
Non avrebbe seguito quella strada. Avrebbe seguito la musica.
Non fu una dichiarazione eroica. Fu una frattura.
Ha una bella voce, una di quelle che non gridano ma arrivano. Suona la chitarra con naturalezza, come se fosse un’estensione del corpo.
Il suo rock è leggero, attraversato da malinconia e luce, e il suo modo di vestire è accurato: cappotti morbidi, sciarpe scelte con attenzione, scarpe eleganti anche sull’asfalto sporco della città.
Suona spesso all’uscita della metropolitana.
Non solo lì: ogni tanto un locale la chiama, una serata, un piccolo palco. Ma è la strada il suo luogo vero.
Non per bisogno, non per mancanza di alternative. Per scelta.
La strada è la sua sfida con se stessa.
Ha pochi istanti per catturare un passante distratto, uno sguardo che scivola altrove, un tempo rubato tra un treno e un pensiero. Quando ci riesce, quando qualcuno rallenta, si ferma, resta, lei sente una felicità piena e silenziosa.
Osserva tutto: gli occhi curiosi dei bambini, quelli stanchi degli adulti, le mani che si infilano in tasca, i sorrisi improvvisi. A volte si scopre circondata, senza essersene accorta. Un piccolo cerchio di sconosciuti. È quella la sua ricompensa più grande.
Forse non conosceranno il suo nome.
Non sapranno nulla della sua storia, delle sue rinunce, delle porte che ha trovato chiuse. Ma un frammento della sua anima sì, quello lo conosceranno.
Il suono della sua voce può regalare qualcosa a qualcuno, anche solo per pochi minuti.
Non rimpiange nulla.
Sa che chi si avvicina a lei lo fa per ciò che lei è davvero: per il suo talento, per il suo cuore.
L’ultima nota si perde tra i rumori della città, lei sorride, raccoglie la chitarra e, guardandosi intorno, appagata, pensa che, in fondo, è esattamente dove doveva essere!
