Cadere


Cadere

Nel suo lavoro non capitava spesso di raccontarsi e condividere le emozioni con il suo pubblico né, a dire il vero, era tenuto a farlo! Nel suo programma di solito lasciava che fossero i suoi radioascoltatori a raccontare le loro storie e i loro sentimenti: lo appassionava tentare di conoscerli attraverso i loro messaggi e le loro dediche musicali.

“Noi che non dormiamo”, la sua rubrica live, andava in onda da mezzanotte alle sei del mattino e, forse per l’intimità che riusciva ad infondere la notte, i suoi ascoltatori erano ben propensi ad aprirsi, resi liberi da un anonimato radiofonico; chi poteva condividere senza sentirsi giudicato, chi voleva provare a innamorarsi, chi si sentiva ferito ma voleva ancora credere nell’amore. Ogni notte riceveva molti messaggi e non era sempre facile metterli tutti in scaletta.

Una sera a colpirlo in particolar modo fu quello di una donna. Non si era firmata. Si sentiva soffocata in un segreto che a stento riusciva ad ammettere a se stessa e aveva voglia di aprirsi con qualcuno e aveva scelto lui: un conduttore radiofonico che non conosceva.

Leggendo il messaggio della sua ascoltatrice, riprovò le sue stesse emozioni, quelle che credeva di aver dimenticato. Non avrebbe mai voluto riviverle ma sentiva quella donna così vicina da riuscire a riconoscere in lei il suo stesso dolore. Quel messaggio era arrivato sulla sua scrivania e lui non poteva far altro che seguirne il flusso. Mise una canzone in scaletta, la stessa canzone che risuonava in lui e che implodeva in lei.

Quel contatto emotivo lo aveva trascinato lì, in quella casa e ora lui vedeva che cosa accadeva, proprio mentre accadeva.

Quella donna era appena rientrata a casa. Il corridoio era buio e regnava il silenzio. Era certa che suo marito ci fosse e il fatto che lui non avesse già sintonizzato il televisore sul suo programma preferito era un chiaro segnale che quella non sarebbe stata per lei una serata piacevole.

Si tolse l’impermeabile con fatica: in quel momento avrebbe preferito indossarlo per andarsene via. Lo lasciò cadere sul pouf all’ingresso e non prestò attenzione alla polvere che aveva alzato cadendoci sopra. La loro casa non era più il luogo accogliente di una volta e la polvere non era che un piccolo segno dei loro problemi.

Si raccolse i capelli in una coda di cavallo e, facendosi coraggio, andò in cucina dove la luce era accesa. Il marito se ne stava seduto su una sedia, con i gomiti poggiati sul tavolo; sfiorava con le dita il bordo di un bicchiere ormai vuoto.

Lei fece cadere dalle sue mani le scarpe che si era appena tolta. Non sapeva se il suo gesto fosse più mirato ad attirare l’attenzione del marito o a disturbare quell’immagine di lui che le procurava un gran fastidio.

Preso di soprassalto dal rumore, l’uomo accennò un saluto guardandola a malapena, muovendo leggermente il capo verso l’alto e riabbassando poi lo sguardo. Se ne restava immobile nella sua posizione e rimaneva in silenzio.

Anche lei non parlava, né lo guardava, ma, presa da una crisi d’ansia, tirava su aria per il naso in modo compulsivo. Con un’attenzione smisurata smontava e rimontava la coda di cavallo stentando a trovare la giusta acconciatura, come se quell’azione potesse avere una qualche importanza.

«Perché non te li tagli, i capelli, se ti danno tanto fastidio?», fece il marito con tono seccato, alzando il sopracciglio sinistro, quasi dovesse fare uno sforzo a dover guidare i suoi occhi all’incontro con quelli della moglie.

“Infatti! Dovrei tagliarli, i capelli!”, gli rispose convinta.

Accese la radio. Non aveva voglia di sentirlo blaterare, di metterlo in condizione di intavolare discorsi inutili solo per nascondere il vero motivo di quell’atmosfera così gelida che anche lui conosceva benissimo.

Lo speaker parlava del brano che stava per lanciare: «Eppure non c’è mai una ragione per cui un amore debba finire, dice questa canzone e io questo brano lo voglio dedicare a te, cara ascoltatrice anonima, che hai quel nodo alla gola, quel buco allo stomaco e quel vuoto nella testa…perché non ti senta più intrappolata in una storia giunta al termine».

Fece partire ” Quando finisce un amore”.

La tenda della cucina si muoveva come il suono di quelle note al pianoforte, la spingeva un vento prima lieve e poi sempre più forte. La finestra sbatteva anch’essa, sempre più impetuosa, come quella melodia.

Lei lo guardava giocare con quel bicchiere in mano e il suo nervosismo saliva ad ogni ticchettio delle dita di lui sul vetro. Cercava di indispettirlo aprendo e chiudendo nervosamente le ante del mobile della cucina con la scusa di cercare qualcosa per preparare la cena. Ai suoi movimenti si aggiungevano quelli della tenda che, agitata dal vento si incastrava alla finestra e poi si liberava, ruotava prima in avanti e poi indietro. La tenda era ormai in balia del vento, non voleva fermarsi, e lei era innervosita dal suo moto così incostante, lo sentiva come il preludio a qualcosa di irreversibile che stava per accadere.

Il brano procedeva senza tregua nel suo racconto! “E non ti basta più un amico, e non ti basta più distrarti, e non ti basta bere da ubriacarti, e non ti basta ormai più niente”.

Quella voce le stava diventando insopportabile.

Anche lui non restò indifferente: si alzò di scatto, mise il bicchiere nel lavandino, prese tra le mani la bottiglia che aveva svuotato e, dopo averla guardata con attenzione, la lasciò cadere in terra rompendola in mille pezzi.

Mia Martini incalzava con parole che bruciavano come fossero fuoco: “Lei non sarà più lei, io non sarò lo stesso uomo, magari l’avrò già dimenticata”.

Lei prese le forbici dal cassetto della cucina, lo guardò fisso negli occhi, raccolse la coda di capelli nelle sue mani e, dopo averle dato un taglio netto, la lasciò cadere in terra.

“Eppure, non c’è mai una ragione perché un amore debba finire”.

Lui spostò la tenda, chiuse la finestra e andò a coricarsi. Niente sarebbe più stato come prima.

Lei spense la radio e cercò di placare il suo nervosismo attorcigliando tra le dita una ciocca di capelli. Ascoltò il suo dolore avanzare e lasciò cadere una lacrima. Una sola.

Allo speaker si strinse il cuore: ciò che aveva visto lo riportò indietro di un mese, alla rottura della sua relazione, e non riuscì a trattenersi dal commentare quel che vedeva.

«Cara amica, comprendo il tuo stato d’animo e ti confesso che anche io ho attraversato il tuo dolore. Neanche io conosco le ragioni per le quali la mia storia è finita: non c’è sempre un motivo! All’ improvviso ho accettato che il nostro amore fosse giunto al termine, anche se ne ero consapevole già da molto tempo.

Una sera vidi mia moglie tornare a casa, scostante e nervosa, e percepii che lei non era più felice della mia presenza e che neanche io lo ero della sua. Non avevamo più il desiderio di condividere una cena o una qualunque attività. Eravamo consapevoli, d’un tratto, che la nostra voglia di raccontarci, quella voglia che ci aveva tenuto uniti per anni, non esisteva più!

Cara ascoltatrice, capisco che, quando crollano le certezze di una vita insieme e leggi nello sguardo del tuo partner ciò che non riesci ad ammettere neanche con te stesso, non c’è più niente da fare. Non fartene una colpa! Non è sempre comprensibile il motivo: l’unica certezza che possiamo avere è che in amore si è sempre in due a costruire e in due a distruggere.

Talvolta la vita può presentarci strade diverse e non sempre, in un nuovo percorso, riusciamo a tenerci per mano, perché le nostre esperienze ci cambiano e non siamo più gli stessi di prima. Quando le nostre personalità non si incontrano più si diventa due estranei. Senza volerlo.

Credimi, conosco bene l’amarezza che stai provando, quel senso di vuoto di cui hai tanta paura. Tutti vogliamo credere nell’amore, sempre, fino all’ultimo, perché solo esso riempie di gioia le nostre giornate. Eppure, d’un tratto, lo sbattere di una finestra, il cadere di una bottiglia riescono a svelare che quella paura del vuoto non è che il desiderio di spazio.

È in quel preciso momento che bisogna farsi forza per non arrivare a odiarsi: dobbiamo esser capaci di trasformare quel sentimento in un bel ricordo. Lascialo cadere, non trattenerlo!

Ora lancio la tua canzone del cuore e ti auguro che anche tu e il tuo partner riusciate a chiudere quella finestra al più presto, a spegnere quella luce e, perché no, ad andare a dormire o a lasciar cadere una lacrima. Si, vi auguro anche di piangere, se è necessario, ma per tornare a vivere!»

Mise il brano richiesto. E l’ascoltò con lei.

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